Toni il terribile in punizione nella sua stanza, si cala dalla finestra con l’aiuto d’un berretto ad elica rubato ad un compagno, e raggiunge la bicicletta del vicino di casa Gianni.
Come una furia, Toni il terribile, sfreccia tra le macchine e sui marciapiedi, a perdifiato dopo una brusca frenata lascia la bici e corre su per la scala di un cortile, chiedendo ansimando al portiere di andare a chiamare la signora sua madre terribile.
Toni lascia un biglietto e dei soldi, dopo che quello s’è allontanato con scritto: “Hai dimenticato i miei soldi per la merenda. Tuo figlio Toni.”.
Dopodichè ritorna a casa.
Toni il terribile non sopporta le femmine. Ma l’ultima che ha conosciuto pare gli stia facendo cambiare idea. Lei ha una bicicletta nuovissima, e ogni giorno passa scampanellando sotto la sua finestra; lui la osserva ogni giorno da dietro il vetro. Anche se fa finta di non esserci lo scampanellio puntuale risuona dalla strada.
Toni il terribile da giorni non fa che pensare allo scampanellio: quando è a scuola non segue le lezioni, per strada si scontra coi più distratti, e a casa aspetta, sdraiato, quel benedetto scampanellio.
Così una volta, scese in strada all’ora prefissa, e da lontano già una figuretta coi capelli rossi veniva svolazzando in bicicletta; quando lei gli fu davanti si fermò, scese, e gli regalò il suo campanello.
Dopodichè se ne andò.
A Toni il terribile pare di passar la maggior parte del tempo in punizione. Questa cosa non può andare; in fondo non combina niente di che. Ma anche oggi lo stesso: inamovibili, i suoi genitori l’hanno chiuso su in stanza e si sono messi a cena.
Non c’è granché da divertirsi, ormai che tutti i giorni più belli sono fuori di qui, pensa Toni il terribile. E’ sul punto di farsi venire un altro finto malanno, ma poi si annoia a pensare al tipo di dolore da inventare. Al solo pensiero di non potere avere la sua bici, trema.
Toni il terribile non demorde; e pensa che ti ripensa che ti ripensa, crolla in un sonno profondo, e s’addormenta sognando.
Toni il terribile ha festeggiato il suo compleanno al circo. Nel bel mezzo della suspance, quando cioè un funambolo al rovescio ne stava reggendo altri due sui piedi, Toni lancia un urlo spaventoso che gli diventa subito in bocca una gran pernacchia e poi una fragorosa risata. I tre cominciano a tenersi per la barba e un istante dopo sono giù, uno sulla sabbia della pista, gli altri due rimbalzando ancora sulla rete di protezione.
Cercando di intrufolarsi dopo essere stato cacciato, Toni si ritrova dietro il sedere d’un grosso cannone con su disegnata una figura di donna grassa. Toni il terribile prende la manichetta antincendio e riempie il cannone d’acqua e altre cose.
Poco più in la è nello spogliatoio del domatore. Toni vede la pistola e ne toglie tutte le pallottole, e taglia poi la frusta in modo che al primo agitarla questa si fosse spezzata. Versa poi il contenuto di una bottiglia che stava sul tavolo, e dall’odore zuccheroso e aspro, nella ciotola della tigre lì assopita: Marte.