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Indicava me.

domenica, 11 maggio 2008 01:05 in vero
La principessa, sul pisello, disse: "E' tagliato con le benzodiazepine". Tornare di là, dopo tanta bile, è quanto di più cortese si possa fare. Al lavoro ora, lei dorme circonflessa come un segno d'integrale, è un enigma in realtà il suo sonno. Mi pare di averle visto rigirati gli occhi, a un certo punto: tante persone non sanno di passare molto di questo tempo morto ad occhi aperti. Io sono convinto che durante i sogni i sensi non smettano di funzionare, sebbene ci sia sempre un momento agitato nel quale riprendiamo a sentire con le orecchie - ma in realtà con qualcosa di più - il mondo poco fuori di noi. Sarà giusto la coscienza a spegnersi, allora. Questa bimbetta stanca che ora riposa nel mio letto, mentre un altro corpo indaffarato come al solito in tutte le cose del mondo, raccoglie, passa più in là, in un pozzo riflesso, per così dire. Dunque si, gli occhi erano rigirati, e lei soffre di un sogno vigile, adesso. Io poi chissà come dovrò apparirle. Sarò dapprima una macchia, nel bianco, entrato seguito da un'ombra luminosa. Poi altre visioni, le sarei tutte, si; si. Chi è che non preferisce gli incubi. Sono l'unica causa della morte di coloro che vorrebbero svignarsela facile. Piccola svergognata d'una femmina.
marvin.   0

Una certa libertà

sabato, 10 maggio 2008 17:43 in vero
Anche il blog è una rappresentazione sbagliata, assai agorafobica, in sostanza. Partecipa di queste assenze... ma non è che possa avvalersi di confini estetici. E' come un grandioso fermoposta, con destinatario un universo passante di lì per caso, arrivato chissà come dentro quel filo. E' molto disagevole in realtà esserne interessati. Il discorso più ampio riguarda una strana concezione venuta chissà come in testa a questi ultimi profeti. Si stanno convincendo che questo sia un mezzo emozionante. Per carità, una notte ho passato a modificare il kernel d'una slack per riuscir a compilare i sorgenti d'un archivio per l'antenna wireless su un portatile troppo recente; ma che vuol dire, ci sono veri artisti di queste cose. Menti geniali che si dedicano in sostanza al puro niente, intorno ad un linguaggio ch'è vivo quanto la musica, per dire. La vostra invece è una ricerca ad un livello fin troppo alto, aggiungete quel niente in più assai scomodo, un poco facilone tutto sommato, e che ha un valore così misero rispetto a certe altre cose. Non si fa arte con questo aggeggio, se non come con un pisciatoio. Quell'altra è fin troppo incomprensibile per i più, che osano solo venerarla.
marvin.   0

Round 0

lunedì, 05 maggio 2008 18:10 in vero
Comunque guardatelo, un pomeriggio al circo dell'inferno, e poi via, su labbra così squisitamente bugiarde. Ha pure maledetto un passante, per aver suonato al campanello troppo presto, e ora festeggia il suo corpo spossato, e che fugge il sonno per via d'una lavatrice molto vecchia e lamentosa. Ma questo lo sapevi, la noia peccaminosa ti spinge qua nei momenti più sbagliati. Eppure non deve mancare molto, ma riconosco di contare un tempo diverso. Il radiofonista alza lo sguardo verso di me e dice da sotto il berretto: 'Ho un infarto."
marvin.   1+

Round 1

lunedì, 05 maggio 2008 18:06 in vero
Il corpo parla ben chiaro, altroché. E' un continuo scendere a patti con un demonio. Decide quanto tempo hai, per tutte le cose del giorno. Aldilà della morte intendo, inutile bazzecola senza senso, il corpo, pure se ignorato, decide quanto ancora resti da pensare, per oggi, scandendo al risparmio ogni azione, quando debilitato e privo di forze per via d'una fatica inattesa più delle altre.
marvin.   1+

Mon amour la population

lunedì, 05 maggio 2008 18:04 in vero
L'unica cosa interessante dei viaggi in metrò non sono affatto le persone. Bensì il modo nel quale questo corpo si abbandona ad una qualsivoglia previsione di deragliamento. Non molto, non molto. Ma un po' di più rispetto a questa imitazione della moltitudine.
marvin.   0

A

lunedì, 05 maggio 2008 18:02 in vero
Non parla più con nessuno, disse il giovane sbarrando la porta all'anziano signore.
marvin.   0

Rendere

lunedì, 05 maggio 2008 17:56 in vero
La penna ha più inchiostro di me. Io sono lì, nella stanza sbarrata. Addentrarsi nel deserto senz'acqua, procurarsi miraggi che rendano la mia lingua di sale. Dicono che sono solo questo corpo, possibile sia riuscito a perdere anche questo, oltrecché ogni ricordo? Non credere. La tua è una memoria di ferro. Ora ogni volta però, è come il primo giorno, è sempre il primo. E tutto ciò che ricordo, non ha più alcun valore. E' il disagio della consapevolezza di vivere l'inconscio del mondo, ciò che annulla il significato di ogni esistenza, cancella di tutti la vita e mi lascia sul volto qualcosa di nero, e rosso. L'ultima è la mia, sebbene fino a quel momento, io non mi sia minimamente accorto di lei. Non c'è stato istante, oggi, in cui non sia fuggito, già qui, dovendo però continuamente aspettare. Se il tempo fosse capace d'accumularsi come le valanghe, sarei la valle ad un giorno di distanza, ignara e speranzosa, che evacua per godersi lo spettacolo; la valle. Ma devo continuare ad aggirarmi, altrimenti mi sembra di respirare polvere. Il coraggio mi pare di studiarlo da una vita.
marvin.   0

Clu

lunedì, 05 maggio 2008 17:55 in vero
Nella rappresentazione, chi si azzarda a svelare la soluzione all'errore è colui che è causa del problema.
marvin.   0

Contropolitica

lunedì, 05 maggio 2008 17:53 in vero
Il mio è uno spirito imperialista che cerca di amministrare l'inferno.
marvin.   0

Amo citare Lenin?

lunedì, 05 maggio 2008 17:51 in vero
Le persone amano essere convinte. Ma io desisto dopo il primo tentativo. Il convincimento lo ritengo politico, perciò me ne tengo lontano.
marvin.   0

Stratagemme

lunedì, 05 maggio 2008 17:49 in vero
Mi ha regalato la sua collana solo perché io l'ho guardata per prima. Ma forse voleva disfarsene; forse voleva solo disfarsene.
marvin.   0

Sa, anch'io

lunedì, 05 maggio 2008 17:42 in vero
L'ascesi mi è inevitabile. Io non è che m'impegni più di tanto nel subirla, per certi aspetti mi è naturale. Sperpero ascesi, direi. Insomma è una cosa che non risiede più in un obiettivo1, che ha smesso d'essere uno scopo tanto s'è radicata in tutto il mio tempo, l'ascesi.


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1. fotografico, per Derrida.
marvin.   0

Comunque,

martedì, 29 aprile 2008 22:26 in vero
 l'unica fortuna del Dr. House, sta proprio nel fatto che i suoi pazienti siano degli spudorati bugiardi. Il primo di loro che s'azzarderà un giorno a non mentire morirà di certo. Inoltre poi cura solo persone sanissime. Io sarei uno di quelli che se l'è cercata, che il fumo, ma beve?, e così via; mi avrebbe curato forse qualche altro telefilm. E' molto dolce, nel senso inumano del termine - per questo s'è dovuto scegliere un medico e non, che so, uno scontato poliziotto -, proprio come zio Paperone di Paperopoli, e questo lo rende molto attraente anche al pubblico maschile. Non è imparziale, poiché è disinteressato e questo lo rende attraente al pubblico femminile. Secondo la mia opinione il suo amico oncologo non esiste, è l'amico immaginario d'un qualche paziente non zoppo cui è riuscito di diventare qualcuno.
marvin.   1+

Marmeladov

martedì, 29 aprile 2008 22:01 in vero
Magari fossi la mia ombra. Ma lei è molto più sfortunata di me, tutto sommato. Così, lo spazio compreso tra me e questa, ovunque sia proiettata, è l'inabitabile cui aspiro. Ecco, di tanto mi posso allontanare. Il mio letto bagnato e vestito con la mia giacca di fustagno è dove qualcosa si riaggiusta. Già, già, una prigione spaziosa quanto la propria ombra. Ma perché allora ce lo racconti. Dovete sapere; dovete sapere quanto mi costano le vostre voci! Mi sembra un discorso puerile; d'altronde quale non lo è. Ma allora solo tacere! E non posso, proprio no, io devo e desidero non volere, ma poi arriva sempre la fine, e la fine porta con se il racconto di qualcosa ormai passato; ciò che non capisco è per quale motivo io non riesca mai a raccontare la verità, ma subito, come malato d'una memoria bucata e inconsapevole, una cosa diventi un'altra, e così travestita si faccia accompagnare tra mille fatiche qui, in queste inutili parti bianche. Se la metafora è un sintomo, la malattia è dunque la vita.
marvin.   1+

Soprattutto Lisa. Ma soprattutto Bart.

mercoledì, 23 aprile 2008 22:33 in vero
Ma no, è solo perché siamo felici. Non temerò, non temere. Il circo ci fa ancora ridere, e a noi piace stare così vicino, a teatro, come stasera, come stamattina. Regali giorni perfetti alla mia solitudine che si vede costretta ad amarti inauditamente. Quale voce sei per i miei giorni, quale lama di denti s'infila col tuo suono e ride, giorno del giorno.
    Tu solo mi rubi l'urgenza.
marvin.   1+

Qualcosa di più semplice.

mercoledì, 16 aprile 2008 19:02 in falso

Toni il terribile in punizione nella sua stanza, si cala dalla finestra con l’aiuto d’un berretto ad elica rubato ad un compagno, e raggiunge la bicicletta del vicino di casa Gianni.
            Come una furia, Toni il terribile, sfreccia tra le macchine e sui marciapiedi, a perdifiato dopo una brusca frenata lascia la bici e corre su per la scala di un cortile, chiedendo ansimando al portiere di andare a chiamare la signora sua madre terribile.
            Toni lascia un biglietto e dei soldi, dopo che quello s’è allontanato con scritto: “Hai dimenticato i miei soldi per la merenda. Tuo figlio Toni.”.
            Dopodichè ritorna a casa.

Toni il terribile non sopporta le femmine. Ma l’ultima che ha conosciuto pare gli stia facendo cambiare idea. Lei ha una bicicletta nuovissima, e ogni giorno passa scampanellando sotto la sua finestra; lui la osserva ogni giorno da dietro il vetro. Anche se fa finta di non esserci lo scampanellio puntuale risuona dalla strada.
            Toni il terribile da giorni non fa che pensare allo scampanellio: quando è a scuola non segue le lezioni, per strada si scontra coi più distratti, e a casa aspetta, sdraiato, quel benedetto scampanellio.
            Così una volta, scese in strada all’ora prefissa, e da lontano già una figuretta coi capelli rossi veniva svolazzando in bicicletta; quando lei gli fu davanti si fermò, scese, e gli regalò il suo campanello.
            Dopodichè se ne andò.

A Toni il terribile pare di passar la maggior parte del tempo in punizione. Questa cosa non può andare; in fondo non combina niente di che. Ma anche oggi lo stesso: inamovibili, i suoi genitori l’hanno chiuso su in stanza e si sono messi a cena.

            Non c’è granché da divertirsi, ormai che tutti i giorni più belli sono fuori di qui, pensa Toni il terribile. E’ sul punto di farsi venire un altro finto malanno, ma poi si annoia a pensare al tipo di dolore da inventare. Al solo pensiero di non potere avere la sua bici, trema.
            Toni il terribile non demorde; e pensa che ti ripensa che ti ripensa, crolla in un sonno profondo, e s’addormenta sognando.

 

Toni il terribile ha festeggiato il suo compleanno al circo. Nel bel mezzo della suspance, quando cioè un funambolo al rovescio ne stava reggendo altri due sui piedi, Toni lancia un urlo spaventoso che gli diventa subito in bocca una gran pernacchia e poi una fragorosa risata. I tre cominciano a tenersi per la barba e un istante dopo sono giù, uno sulla sabbia della pista, gli altri due rimbalzando ancora sulla rete di protezione.
            Cercando di intrufolarsi dopo essere stato cacciato, Toni si ritrova dietro il sedere d’un grosso cannone con su disegnata una figura di donna grassa. Toni il terribile prende la manichetta antincendio e riempie il cannone d’acqua e altre cose.
            Poco più in la è nello spogliatoio del domatore. Toni vede la pistola e ne toglie tutte le pallottole, e taglia poi la frusta in modo che al primo agitarla questa si fosse spezzata. Versa poi il contenuto di una bottiglia che stava sul tavolo, e dall’odore zuccheroso e aspro, nella ciotola della tigre lì assopita: Marte.


marvin.   0

E beh... [Armanda]

venerdì, 11 aprile 2008 03:12 in vero
Questo è ciò che accade nello spirito materno. Io e la mamma abbiamo eletto un linguaggio il più carnale possibile. Il mio eccedere nel suo spirito si manifesta in maniera molto "singolare", quanto esatta.  Quando la vedo dopo essermi tagliato i capelli mi dice che le sembro un altro; quando invece le do da leggere di queste robette, mi chiede, subito dopo aver poggiato il foglio, se sia io l'autore di quella cosa. Il mio spirito figliale coglie questo nello spirito materno poiché è un riferire assai molto infantile: delle volte le parlo da figlia, altre da marito, altre ancora le parlo come fossi lei stessa. Certo, la maggior parte delle famiglie ignora come le futilità legate all'importanza dogmatica che possiede questa barchetta di ammutinati in mare aperto siano la causa di tragedie e benedette educazioni; e non dico certo di dover essere buoni figli: se incolpare loro è ingiusto come incolpare Adamo ed Eva, allora ogni loro imposizione è vana, e vanificarla è ciò che non rende più figli. La famiglia è anzitutto una lotta, una convivenza forzata e forzante: chi ha detto che i muscoli del figlio non possono battere quelli del padre e della madre? E' inevitabile, si, che queste due cariatidi del peccato si sentano padroni delle croste marmoree che perdono di giorno in giorno: giacché un figlio è una cosa che si nasconde mostrandola a tutti: si esige il rispetto dalla colpa stessa, in fin dei conti.
    Ma questo fanciullo meraviglioso, femmina fino a dodici anni, poi maschio, bello, diciassettenne - questo fanciullo ha sentito caricarsi i giochi di pesi non suoi, del mondo intero egli credeva - non avendo mai saputo quanto grande questo potesse essere; ha provato a trascinarli, ha provato a regalarne a qualcuno, ma più camminava più il peso lo lasciava immobile dentro una buca. E il povero cammello così caricato vide che il modo non era possibile. Le molte formiche che ora frequentavano il suo corpo gli raccontavano, sulle ossa vive, i molti modi di avere un'idea. Allora al ragazzo spuntarono zanne, e vide tutto ciò che io ho visto in guerra, o nella battaglia, soprattutto. Ogni giorno il ragazzo torna in questa sacra famiglia, e commette un omicidio, o due. Loro non capiscono, io non posso più capire.
    Ma esasperare la violenza è una cosa che al ragazzo non piace, per via della maledetta educazione, per via d'una sorta di pigrizia nello sfacelo. Andarsene è impensabile quanto essere cacciati, prigione e liberazione. Il corpo ne soffre inevitabilmente; lo spirito, figuriamoci, si spreme acerbo sul pavimento. Tutti i muscoli si tirano già al risveglio: tale sovreccitazione dovuta alla violenza fisica - la fuga - che è impossibilitata ad accadere, divora ogni parte della mente. Questo è il momento del malessere della famiglia: nullità che coabitano il medesimo spazio vuoto.
    Ma il ragazzo è molto determinato, ché la determinazione è un carattere della violenza. E siccome, suvvia, arrivare alla mani contro tua madre - si, una volta, per amore - è terribile e vigliacco - anche nei confronti del vecchio lo sarebbe - lui s'arrende a non voler essere più figlio, benedice le maledizioni di sua madre stranamente sopravvissuta al parto di tanta neonata mostruosità, ed ammira l'inesistenza di un padre, da cui ha compreso la femmina. Abbandona il muro dove la famiglia guarda, allineata, e s'accorge che mentre va, quelle figure che credeva i suoi sconosciuti compagni di fucilazione, svaniscono.
marvin.   0

venerdì, 11 aprile 2008 03:02 in vero
Il telegramma giaceva sul tavolo ormai da diverse ore: lei sulla poltrona lo osservava come se questo le trafiggesse gli occhi. I piedi distesi e appoggiati sulla sedia cercarono allora di togliersi gli ingombranti scarponi. Con la punta d'uno di essi cercò invano di recuperare la busta sul tavolo. Quale stanchezza la pervadeva quella sera ormai attardatasi. Come chi su ogni muscolo sentisse posato un ciottolo di piombo, lei era sprofondata, tramortita nella sua poltrona. Quello sforzo immane, costatole quel briciolo di forze residue che avrebbe impiegato per chiudere gli occhi e dormire, ebbe come solo risultato la capitolazione del telegramma al pavimento.
    Il vento scuoteva intanto i battenti della finestra in maniera così violenta che d'un tratto uno dei due fracassò tutti i vetri spalancandogli le ante. Sebbene alzarsi fosse divenuta una necessità, lei pietrificata non dava respiro ad alcun muscolo. La tormenta scompigliò ogni cosa: il tavolo sospinto dalla forza del vento s'addossò alla parete; i vasi cadevano dalle mensole, così come le pentole e i coltelli; il frigorifero si vuotò all'istante non appena la bufera ne spalancò la porta bianca. Solo il telegramma, sul pavimento, pareva non essersi mosso d'un millimetro.
marvin.   0

Bando alle ciance

venerdì, 11 aprile 2008 02:54 in vero
Davvero non potrei desiderare allievo migliore di questo. Gli ho dato alcune cose da leggere, e ogni giorno viene con gli occhi un poco più vispi. Ricopia a mano per me pagine e pagine di vecchi manoscritti e delle volte gli lascio scrivere la mia corrispondenza meno privata. E' interessato molto alla filosofia e all'arte, ma ne pala sempre già con rassegnazione, e quando ne parla - ché avviene poco spesso che ne parli - diventa rosso in viso, s'infervora e grida come stesse litigando col suo peggior nemico; ragazzo.
    Però è tutto ciò che non dice a renderlo l'allievo perfetto, le domande che non fa; credo perché quella filosofia e quell'arte che scuotono il suo amore così violentemente, lui vorrebbe di continuo farle vivere - qualcosa che ha a che fare con l'inutilità della logica dice - senza star troppo a cincischiar coi metodi. Ma ahimè, quanto pure ama l'ozio. Devo ammetterlo, delle due cose, io posso avergli insegnato solo la quest'ultima. E più la fatica lo rende uomo, più il suo oziare diventa splendente.
marvin.   1+

re: Coabitazione

lunedì, 31 marzo 2008 17:37 in vero
E' che mi piace dirigere nudo l'orchestra che abita in corridoio, sperando di farmi cogliere sul fatto dai miei coinquilini.
marvin.   0